Tre personaggi in cerca d’amore

Luca de Simone

 

Estratto:

 

[…]

 

   Cosa vedi?”
   “Niente”.
   “Sbagliato, vedi lei”.
   Ti girasti senza ribattere, alzasti l’indice della mano destra, me lo puntasti al centro della fronte e lo lasciasti cadere giù, inevitabile come un fiume che cade nel mare.
   Incontrasti il mio naso spigoloso, lo scivolo del labbro superiore, l’impiglio di quello inferiore, il mento lucido, il collo teso, fino ai seni, tra i quali indugiasti come se si fosse formato un lago ghiacciato. Ma un rivolo si sciolse e arrivò sul ventre piatto e girò una, due volte intorno all’ombellico; un nodo sicuro. Poi ti piegasti sulle ginocchia e posasti le labbra sul pube.
   “Lei”, ti sentii sussurrare.
   Baci. Baci lenti, labbra umide che pizzicano ogni singolo punto della pelle. Li sentii ovunque, scanditi regolarmente nel tempo.
   Mi aggrappai al tuo collo e ti tirai su. Ti volevo, come non mi era capitato con nessun altro cliente. Volevo disfare l’amore.
   Appoggiai la mia solitudine alla tua, e, come una disperata compagna di sventura, intrecciai lembi di tempo a buon mercato con un’illusione.

   Chinai il mio stupido cuore, come fosse il suo, gridai il tuo nome, ma non sentii più la mia stessa voce. Ero appesa ad un gancio che straziava i tuoi dubbi, e più lo tiravi implorandomi di chiamarti, più il suono mi penetrava dentro come un tonfo ovattato.
   Cercavi i tuoi ricordi. Perché il corpo di chi hai amato è la cassaforte della memoria che aveva di te. Quando ti lascia, dimentichi anche la sua combinazione.

   Raschiavi la porta annaspando al buio della sua assenza e trovavi me, vuota come il cielo. Io mi lasciavo scorticare, volevo riempire il letto di schegge scartate da un padre debole, da una madre scappata via, da una vita inutile.
   Finché tentavi di trovare, c’era speranza che io esistessi.
   Schiacciasti il mio cielo contro una catena di nubi nere, costringendomi a riconoscere i limiti del mio vuoto. Tu eri la sua proiezione: una distesa di terra arida senza orizzonte. Aspettavi la tempesta, e sarebbe venuta.

 

[…]